Medicina Sostenibile ed Abitudini di Vita

Medicina Sostenibile ed Abitudini di Vita

La sfida principale dei prossimi anni sarà quella di creare un mondo che si basi su sistemi sostenibili
La sanità deve cominciare a pensare a dei correttivi e implementare modelli organizzativi che stiano al passo con questa esigenza vitale per il corretto sviluppo della società e del welfare

Continuiamo anche questo mese analizzando come stili di vita razionali possano fungere da pilastri per una medicina sostenibile.
Daniel Callaghan nel suo libro “la Medicina impossibile” intende per Medicina Sostenibile una Sanità in grado di conseguire e mantenere una condizione di stabilità economicamente sostenibile ed equamente accessibile tale da soddisfare la maggior parte dei bisogni (benchè non tutti) e delle aspettative ragionevoli concernenti la salute.
È un po’ la sfida alla Salute che Barack Obama aveva intrapreso negli Stati Uniti e che può rappresentare un esemplificativo banco di prova in termini di sistema che perdura nel tempo. Il modello statunitense prevede attualmente una sanità caratterizzata da standard qualitativi elevati, disponibili però a coloro che possono permettersi polizze assicurative molto costose.
Il nostro corrente modello di organizzazione sanitaria, erogato e disponibile a tutti i cittadini, è caratterizzato da standard qualitativi tra i più elevati al mondo; tuttavia, è un sistema che, benché ottimale, risulta costoso al punto da comportare oneri sociali così cospicui da indurre alla necessità di razionalizzarne i costi.
Questo concetto – che rappresenta il futuro al corrente modo di fare Sanità a prescindere dai risultati ottenuti – genera una crescita esponenziale dei costi della medicina a fronte di risorse sempre più limitate. La sfida si gioca dunque su una riorganizzazione ed un’integrazione di tutti i settori della società per generare un modello di medicina in grado di auto sostenersi nel tempo senza incidere catastroficamente sui bilanci del paese.
La Medicina Sostenibile deve garantire alla Società un livello minimo accettabile di assistenza medica e di sanità pubblica sufficiente a garantire loro buone probabilità di completare il ciclo di vita con un livello dignitoso di capacità fisica e mentale.
La Sanità Sostenibile deve poter essere equamente distribuita senza sforzi eccessivi, ossia essere economicamente alla portata della Società che la attua. Essa dovrà prevedere modelli organizzativi, approcci implementativi e progettualità che coinvolgano e siano rivolti alla Società nella sua totalità, razionalizzando e impostando sotto un’ottica di salute tutte le aree della società stessa: alimentazione, abitudini di vita, lavoro, previdenza, ecc.

In questo articolo parleremo di come una razionalizzazione delle abitudini di vita possa diventare un pilastro fondamentale su cui si fonda la salute sostenibile di un Paese.
Le cattive abitudini di vita costituiscono fattori di rischio per la salute. Esse determinano, da un lato, un aumento delle malattie e della loro mortalità e, dall’altro, la riduzione del rendimento lavorativo e l’aumento del rischio di infortuni, con ripercussioni rilevanti sia in termini di salute dei lavoratori che in termini economici.
Tutte le grandi società della storia hanno riconosciuto ampia rilevanza alla regolamentazione delle abitudini di vita come elemento cardine per il mantenimento in salute della popolazione.
Nell’antica Cina era già molto chiara la differenza tra mantenere in buona salute un individuo e curare le malattie. Infatti o Ogni cittadino sano, infatti, pagava un tributo al medico affinché lo continuasse a mantenere in salute e cessava di pagarlo nel momento in cui veniva colpito da qualche malattia. Era quindi compito essenziale del medico mantenere in equilibrio e buona salute piuttosto che curare in corso di malattia.
Gli stessi principi dell’agopuntura seguono questi canoni concettuali: l’essere umano è un sistema complesso che deve essere mantenuto in equilibrio in tutte le sue componenti fisiche e mentali e l’organismo in toto deve rimanere in armonia con l’ambiente.
ALIMENTAZIONE
L’alimentazione rappresenta uno dei cardini fondamentali della salute. L’errata o incongrua alimentazione è il fattore di rischio principale di tutte le malattie cardiovascolari, metaboliche, ecc.
Il miglioramento delle tecniche di coltivazione, l’agricoltura intensiva e l’avvento degli OGM hanno consentito uno sfruttamento intensivo delle colture che ha determinato l’aumento della produzione ed un appiattimento delle biodiversità agricole.
L’alimentazione ha un ruolo così rilevante che tutti i libri sacri dell’antichità, dai Veda ai papiri egizi, dalla Bibbia al Talmud, le hanno attribuito un grande ruolo.
Pensiamo infatti alle prescrizioni su cosa è giusto o proibito mangiare o sulle regole riguardo il digiuno.
È straordinario, ad esempio, come la Bibbia, letta alla luce delle più sicure scoperte moderne contenga esatte prescrizioni nel campo della salute: le più importanti riguardano appunto l’alimentazione, l’igiene, la sessualità ecc. Sulla scorta di queste prescrizioni ridurremmo in maniera cospicua la gran parte delle malattie del giorno d’oggi.
I testi sacri delle grandi religioni prescrivono inoltre regole indirizzate a perseguire l’equilibrio tra corpo e mente che sappiamo oggi essere determinante nel rapporto tra salute e malattia.
Di fatto, gli antichi libri sacri ponevano l’accento su un concetto di salute che noi oggi definiremmo olistico: mangiare in modo giusto, comportarsi correttamente e trovare l’equilibrio della mente con la meditazione e la preghiera rappresentavano salde fondamenta allo stato di salute della popolazione.
Ad esempio, nel 1929 gli USA vennero assaliti da una crisi economica che mise a dura prova la loro sopravvivenza come popolo e si videro costretti ad usare tutti i mezzi che avrebbero potuto portare alla ripresa del paese. Tra questi provvedimenti ne vennero presi alcuni riguardanti l’alimentazione: essendo il paese ricco di allevamenti e grandi estensioni dove coltivare foraggio per gli allevamenti e frumento, su queste fonti commestibili (carne animale e carboidrati) venne costruita l’educazione alimentare degli americani.
Nell’immediato dopoguerra, questo modello di alimentazione si impose in gran parte del mondo e portò, soprattutto in America, ad un incremento esponenziale di malattie metaboliche come obesità e diabete, di cui ancora oggi si sentono le conseguenze su tutto il globo in termini di malattie cardiovascolari.
Alla fine degli anni ‘60 si cercò di studiare come porre rimedio al problema e si comprese che una dieta più povera nella quantità ma differenziata nella qualità sarebbe stata più corretta da un punto di vista metabolico: veniva così scoperta l’importanza dell’olio d’oliva, del pesce, delle verdure, di fibre e cereali, frutta secca ecc.
Furono introdotti termini come l’indice glicemico e scoperti i grassi polinsaturi del pesce e le proprietà antiossidanti di frutta e verdura.
La ricerca ha poi amplificato queste acquisizioni scoprendo le proprietà immunomodulatrici dei grassi polinsaturi, le proprietà anti-aterogene dei polifenoli e il ruolo di frutta e verdure nel proteggere dai tumori.
La dieta mediterranea esaminata dagli americani non è soltanto un elenco di cibi da prediligere ma è un vero e proprio esempio di Alimentazione Sostenibile.
Non prevede infatti né la produzione di massa né la grande distribuzione organizzata ma prevede un piccolo microsistema in cui la filiera produttore-consumatore sia la più breve possibile.
In questo l’organizzazione di tipo contadino è di gran lunga più efficace rispetto alle grandi produzioni agricolo-industriali o a gli allevamenti intensivi pericolosi per mille motivi oltre che dispendiosi dal punto di vista energetico e di emissione di CO2.
Alla luce dei risultati e calcoli di consumo ed emissione di CO2 è noto come proteine provenienti dalla bistecca sono in tutta la loro filiera di produzione molto più a dispendio energetico rispetto alle proteine vegetali, uova o pesce che sarebbero quindi da prediligere.

ATTIVITÀ FISICA e BENESSERE
Altrettanto importante è il ruolo della attività fisica intesa come equilibrio di corpo e mente.
Il precetto latino di “Mens sana in corpore sano” appare oggi più che mai attuale anche se sostituito da termini stranieri come fitness, wellness o altre terminologie derivate dalla cultura anglosassone.
È infatti innegabile, ed ormai provato da ogni evidenza scientifica, che una costante ed adeguata attività fisica non solo sia utile bensì indispensabile a mantenere in buona salute quell’homo sapiens “camminatore-raccoglitore” da cui tutti noi discendiamo.
Tuttavia, la vita moderna ci impone ritmi tanto frenetici quanto sedentari fatti di poco moto e tanto stress.
Ma altrettanto provato dalla comunità scientifica è il ruolo di una attività mentale costantemente impegnata sia nella risoluzione dei problemi (acquisizione di dati, elaborazione del processo e soluzione del problema), che nella lettura di stimoli una corretta e duratura attività cerebrale .
Quindi lettura che dà un benessere interiore fatto di neurotrasmettitori cerebrali la cui produzione giova all’equilibrio di tutto il corpo. Non si tralascino inoltre la ricerca e la cultura delle forme artistiche in tutte le loro espressioni che sviluppano e stimolano gli stati d’animo e le emozioni contribuendo in modo rilevante alla gestione dell’equilibrio del nostro corpo attraverso la generazione di sensazioni positive che stimolano la produzione dei mediatori del benessere come le endorfine.
Da ultimo, non per rilevanza, il ruolo delle attività di ricerca dell’equilibrio mentale attraverso il rilassamento, la meditazione e l’introspezione mistica. Intendiamo le forme a noi più conosciute come la preghiera sia personale che di gruppo, oltre alle discipline orientali come le varie forme di Yoga e di meditazione Buddhista.
In sintesi, abbiamo visto come il nostro corpo, per mantenersi in quel complesso equilibrio che prende il nome di Salute, abbia la necessità di una sana alimentazione, una costante attività fisica e di un continuo impegno mentale che ci permetta di reagire in modo adeguato all’ambiente che ci circonda.
Ma cosa dovremmo fare affinché queste affermazioni si traducano in principi utili alla medicina sostenibile?
Innanzitutto, l’educazione – intesa sia come formazione scolastica che come educazione fornita a livello globale dai mezzi di comunicazione di massa.
Un’adeguata cultura alimentare introdotta già in tenera età con informazione-educazione dei genitori e della scuola permette di scongiurare quelle patologie infantili (p.e. obesità) che sarà poi complicato, se non impossibile, curare quando diventeranno adolescenti e poi adulti, aprendo di fatto la strada ad un aumento esponenziale dei loro fattori di rischio cardiovascolari, metabolici e tumorali.
A questo si aggiunge il tema relativo all’educazione sessuale per una informazione corretta sulla sessualità e sulla procreazione e dell’impatto che una buona conoscenza ha sullo sviluppo della società e di una famiglia equilibrata e serena e non portatrice di retaggi e tabù che incidono anch’essi sulla comunità sociale. Inoltre principi di Primo soccorso e di Tecniche di base di Rianimazione andrebbero fornite a tutti gli studenti delle scuole secondarie.
Tali principi andrebbero insegnati capillarmente non solo nella scuola dell’obbligo e nelle università, bensì essere parte della formazione delle forze dell’ordine, della pubblica amministrazione, delle aziende .

Questo modello educativo adeguatamente interfacciato con il Sistema Sanitario di Urgenza-Emergenza 118 permetterebbe di ottimizzare le cure nelle urgenze mediche e di migliorarne i risultati in termini di mortalità e morbilità (esiti di malattia) con un innegabile risparmio di risorse e costi per la società.
Queste corrette campagne di informazione dovranno comunque avere un riscontro diretto: coloro che dimostrano di essere virtuosi nel seguire questi precetti educativi andrebbero premiati in modo da incentivare la loro azione e fungere da stimolo per gli altri.
Per contro andrebbero penalizzati coloro che adottano abitudini voluttuarie nocive alla salute con aliquote di partecipazione alla spesa sanitaria più elevate rispetto agli altri, poiché per loro è prevedibile un ricorso alla spesa sanitaria più elevato rispetto ai virtuosi.
A questo, si aggiunge la possibilità di definire per gli operatori della salute una posizione che li collochi al di là del loro ruolo specifico e che li investa anche di un ruolo di divulgatore efficace nel campo della alimentazione, degli stili di vita corretti e della salute più in generale.

Dott Enzo Primerano