IPERTENSIONE NOTTURNA
IPERTENSIONE NOTTURNA

PRESSIONE ARTERIOSA: perché è più pericolosa se è alta di NOTTE. Sintomi, cosa fare 

Una ricerca pubblicata su Lancet conferma il ruolo chiave dell’ipertensione notturna come fattore di rischio cardiovascolare (e non). I valori ideali per la salute L’aumento della pressione di notte è più pericoloso di quello diurno. L’ipertensione notturna, misurata attraverso il monitoraggio delle 24 ore (altrimenti noto come «Holter pressorio»), condizionerebbe infatti maggiormente il rischio di morte per cause cardiovascolari (e non), rispetto alla pressione diurna. È una delle osservazioni più rilevanti emerse da un ampio studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet. Nella ricerca sono stati presi in esame più di 59 mila pazienti di un registro spagnolo, tenuti sotto osservazione per 10 anni.

 Lo studio ha confrontato il valore predittivo della misurazione della pressione nelle 24 ore rispetto a quella eseguita dal medico sui decessi dovuti a cause cardiovascolari e per tutte le cause, riscontrando una serie di dati interessanti che confermano risultati già osservati in passato, su numeri più ridotti. «Innanzitutto lo studio conferma che la pressione sistolica (la “massima”) alta è la più pericolosa — spiega Marina Alimento dell’Unità operativa Scompenso, cardiologia clinica e riabilitativa dell’Istituto cardiologico Monzino di Milano —. In particolare evidenzia che la pressione sistolica valutata nelle 24 ore correla ben 5 volte di più con la morte rispetto alla sistolica misurata in ambulatorio, da parte del medico o da un’infermiera. Inoltre, analizzando separatamente i valori pressori della notte rispetto a quelli del giorno e delle 24 ore, i ricercatori spagnoli hanno visto che la misura della pressione notturna dà un’informazione 6 volte più precisa rispetto alla pressione sistolica misurata in ambulatorio nei confronti del rischio di mortalità». Rischio maggiore se è alta anche di notte di solito le persone che hanno la pressione alta di notte sono ipertese anche di giorno, ma la mancata riduzione pressoria nelle ore notturne, quando il cuore dovrebbe iniziare a battere più lentamente e a diminuire la pressione arteriosa, le può esporre a un rischio maggiore di eventi cardiovascolari. 

«In genere queste persone presentano una iperattivazione del sistema nervoso simpatico, deputato a gestire nell’organismo le situazioni di stress. Questo comportamento patologico, con rialzo notturno della pressione e della frequenza cardiaca, si può modulare con alcuni farmaci antipertensivi che agiscono su questa componente del sistema nervoso autonomo — spiega l’esperta —. Per contrastare l’ipertensione notturna si possono inoltre adottare altri accorgimenti, come prendere i farmaci per la pressione alla sera anziché al mattino. In questo modo si sfrutta la terapia quando è più efficace, ovvero nelle prime 12 ore dall’assunzione». Diversi fattori Quando si cura un iperteso occorre comunque prendere in considerazione diversi fattori e, per partire con il piede giusto, è fondamentale determinare con attenzione le caratteristiche dello stato ipertensivo. «Per inquadrare bene la situazione non basta misurare la pressione in ambulatorio. È bene ricorrere anche all’Holter pressorio, eseguito prima di impostare un’eventuale terapia oppure per monitorane l’efficacia. La pressione arteriosa può avere infatti caratteristiche diverse e queste vanno identificate» osserva Alimento. L’effetto «camice bianco» Per esempio, è importante distinguere le forme di ipertensione sostenuta, dalla cosiddetta pressione alta «da camice bianco» o da quella «mascherata».

 «L’ipertensione da camice bianco è di frequente riscontro e si verifica quando si rilevano valori pressori elevati nell’ambulatorio medico, ma normali al domicilio e al monitoraggio delle 24 ore, mentre nell’ipertensione mascherata accade il contrario: i valori pressori sono normali durante la visita, mentre risultano aumentati all’Holter — chiarisce la cardiologa —. L’ipertensione “sostenuta” è invece caratterizzata da valori elevati sia quando la pressione viene misurata in ambulatorio sia al monitoraggio delle 24 ore». Come segnala anche il nuovo studio spagnolo, l’ipertensione mascherata non va sottovalutata: risulta infatti associata a un aumentato rischio, cosa che invece non si osserva con l’ipertensione da camice bianco. Sintomi possibili La pressione alta in genere non dà sintomi. A volte, però, si possono cogliere alcuni segnali, tra cui mal di testa in persone che non ne hanno mai sofferto, la ridotta tolleranza a sforzi di lieve entità, oppure ancora, il frequente bisogno di urinare di notte. Per avere conferma del rialzo di pressione occorre misurarla con uno sfigmomanometro. Lo specialista può suggerire l’esecuzione del monitoraggio delle 24 ore. A quale età controllare la pressione «Non c’è un’età precisa in cui iniziare a controllare la pressione, tuttavia i 20 anni sono considerati un buon momento per misurazioni annuali, mentre passati i 40 anni sarà il medico a indicare la cadenza ottimale dei controlli, a seconda anche della presenza di fattori di rischio,  come fumo, colesterolo alto, sedentarietà, eccetera» segnala Alimento. La pressione arteriosa è normale quando il valore sistolico è inferiore a 140 mmHg (millimetri di mercurio) e quello diastolico a 90 mmHg. Ideali per la salute sono, valori inferiori a 130/85 mmHg.

Significato dello scarto tra massima e minima 

Quando si cura l’ipertensione bisogna tenere in considerazione anche un altro importante parametro, la cosiddetta pressione differenziale, ovvero la differenza tra la massima e la minima. Più la pressione minima e quella massima sono distanti, più la pressione differenziale sarà alta. Per esempio se la pressione sistolica è 160 e quella diastolica è 80, la pressione differenziale sarà di 80 mmHg, un valore considerato elevato. «Un’elevata pressione differenziale riflette un aumento della rigidità delle grandi arterie, che in genere riguarda l’anziano — spiega Alimento —. Un valore elevato della differenziale è associato a un maggior rischio cardiovascolare. Purtroppo non esiste una terapia specifica, ma si può calibrare il trattamento antipertensivo, per esempio accontentandosi di portare la sistolica a 150-140 per evitare che diminuisca troppo anche la diastolica, visto che i farmaci antipertensivi agiscono su entrambe. Si tratta di un gioco di equilibri». (Tratto da Salute, Corriere).

Dott. Maurizio De Stefani