Gliflozine: il pregiudizio glicemico che frena una rivoluzione terapeutica
di Giovanni Scancariello
Le gliflozine non sono piu solo antidiabetici. Eppure, troppi professionisti sanitari continuano a pensarle cosi.
Un errore clinico che sta rallentando una delle piu promettenti rivoluzioni terapeutiche degli ultimi anni.
Un cambio di prospettiva ancora incompreso
Negli ultimi anni, poche classi farmacologiche hanno conosciuto un’evoluzione cosi dirompente come le
gliflozine, note anche come inibitori del cotrasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT2). Nate come farmaci
per il diabete, oggi rappresentano uno standard terapeutico per lo scompenso cardiaco e la malattia renale
cronica, secondo le principali linee guida internazionali.
Nonostante cio, persistono resistenze prescrittive in gran parte del mondo sanitario. In Italia, come altrove, le
gliflozine sono spesso ancora considerate farmaci “ipoglicemizzanti” – una definizione riduttiva e ormai
anacronistica. Una sorta di pregiudizio glicemico che continua a condizionare le scelte terapeutiche di molti
medici e a limitare l’accesso a una cura salvavita per migliaia di pazienti cronici.
Piu di un antidiabetico: il potenziale cardiorenale
Le gliflozine si sono dimostrate capaci di andare ben oltre il controllo della glicemia. I dati clinici piu recenti
descrivono una gamma di effetti sistemici che incidono direttamente su cuore e rene:
- riduzione della pressione arteriosa;
- protezione della funzione renale attraverso la riduzione dell’iperfiltrazione glomerulare;
- miglioramento della funzionalita miocardica;
- riduzione della congestione sistemica;
- abbattimento dello stress ossidativo e dell’infiammazione cronica.
Si tratta quindi di farmaci cardiorenali a tutti gli effetti, capaci di influenzare esiti clinici concreti come la
mortalita, le ospedalizzazioni e la progressione della malattia renale. E cio indipendentemente dalla presenza
Page 1
Gliflozine: il pregiudizio glicemico che frena una rivoluzione terapeutica
di diabete.
Gli studi che hanno cambiato la medicina
La portata di questo cambiamento e ben documentata. Gli studi DAPA-HF ed EMPEROR-Reduced hanno
dimostrato che dapagliflozin ed empagliflozin riducono significativamente il rischio di morte cardiovascolare
nei pazienti con scompenso cardiaco a frazione di eiezione ridotta. Gli studi EMPEROR-Preserved e
DELIVER hanno esteso questi benefici anche ai pazienti con frazione preservata, una categoria fino a poco
tempo fa priva di trattamenti efficaci.
Sul fronte renale, DAPA-CKD ed EMPA-KIDNEY hanno mostrato una netta riduzione della progressione
della nefropatia cronica, ritardando l’insorgenza della dialisi anche nei pazienti non diabetici.
Oggi, le gliflozine sono raccomandate da ESC, KDIGO, ADA, EASD e NICE come uno dei pilastri
fondamentali della terapia cronica cardiorenale.
Il vero problema: l’inerzia culturale
Nonostante le evidenze, la prescrizione delle gliflozine rimane inferiore al loro potenziale. Le cause non sono
piu scientifiche, ma culturali, organizzative e sistemiche: - timori eccessivi legati a effetti avversi gestibili, come disidratazione o infezioni urinarie;
- mancato aggiornamento da parte di alcuni professionisti;
- sovrapposizione di competenze tra specialisti (diabetologi, cardiologi, nefrologi, medici di medicina
generale); - assenza di percorsi condivisi per la presa in carico del paziente cronico.
Il risultato e una sottoutilizzazione clinicamente ingiustificata, che rischia di tradursi in un peggioramento degli
esiti di salute.
Farmacisti: alleati clinici e presidi di prossimita
Nel superare questa inerzia, il farmacista di comunita puo svolgere un ruolo strategico. La sua prossimita al
Page 2
Gliflozine: il pregiudizio glicemico che frena una rivoluzione terapeutica
paziente cronico – spesso anziano, fragile e polimedicato – lo rende un osservatore privilegiato della terapia. Il
farmacista puo: - favorire l’aderenza terapeutica;
- educare alla corretta gestione degli effetti collaterali;
- segnalare al medico curante eventuali interruzioni non motivate;
- contribuire all’identificazione precoce dei pazienti eleggibili al trattamento.
In questo contesto, l’uscita dalla Distribuzione Per Conto (DPC) rappresenta un passo fondamentale.
Restituire la dispensazione delle gliflozine alle farmacie territoriali significa ripristinare il rapporto diretto tra
professionista e paziente, con evidenti benefici in termini di monitoraggio, counseling terapeutico e
appropriatezza. La DPC, con i suoi limiti logistici e burocratici, ha spesso compromesso la continuita
assistenziale, generando ritardi e disservizi. Ripensare questo modello e una condizione necessaria per
garantire accesso equo e tempestivo alle terapie salvavita.
Conclusione
Nel pieno di una transizione epidemiologica dominata dalla cronicita e da una crescente pressione sui sistemi
sanitari, la sottoutilizzazione delle gliflozine non e piu tollerabile. Non si tratta di farmaci sperimentali, ma di
trattamenti efficaci, sicuri, ben studiati e raccomandati dalle linee guida.
L’adozione su larga scala delle gliflozine richiede un cambiamento di paradigma che coinvolga tutti gli attori
del sistema: medici, farmacisti, istituzioni sanitarie. Serve un approccio integrato, basato sulla responsabilita
condivisa, sulla formazione continua e su una riorganizzazione dei percorsi di cura che riconosca il valore
della prossimita e della presa in carico territoriale.
Ogni giorno in cui una gliflozina non viene prescritta o dispensata, quando sarebbe indicata, rappresenta
un’opportunita persa nella lotta contro le complicanze della cronicita.

