LE MANIFESTAZIONI CLINICHE DELLO STREPTOCOCCO
LE MANIFESTAZIONI CLINICHE DELLO STREPTOCOCCO

Streptococco: caratteristiche microbiologiche, patogenicità e manifestazioni cliniche

Dott.ssa Valeria Rossi

Farmacista-Associazione Farmacisti Divulgatori

Gli streptococchi sono microrganismi aerobi Gram-positivi appartenenti alla famiglia Streptococcaceae. Questi batteri sono responsabili di numerose patologie infettive nell’uomo, con manifestazioni cliniche che spaziano da infezioni localizzate a quadri sistemici potenzialmente gravi. Tra le principali condizioni associate alle infezioni streptococciche si annoverano faringite, polmonite, infezioni cutanee, infezioni delle ferite, sepsi ed endocardite.

Classificazione degli streptococchi

La classificazione degli streptococchi può essere effettuata secondo diversi criteri microbiologici.

Un primo sistema di classificazione si basa sul tipo di emolisi osservata in coltura su agar sangue di pecora. In base a questa caratteristica, gli streptococchi vengono distinti in:

  • streptococchi β-emolitici, caratterizzati da completa lisi dei globuli rossi nel terreno di coltura;
  • streptococchi α-emolitici, che producono una emolisi parziale con viraggio verdastro del terreno;
  • streptococchi γ-emolitici, privi di attività emolitica.

Un secondo sistema di classificazione è rappresentato dalla classificazione di Lancefield, basata sulla presenza di specifici antigeni nei carboidrati (polisaccaridi) nella parete cellulare. Questo sistema consente di distinguere circa 20 gruppi sierologici, identificati con lettere dell’alfabeto.

Tra gli streptococchi di maggiore rilevanza clinica si distinguono gli streptococchi β-emolitici di gruppo A, responsabili di diverse infezioni e complicanze post-infettive come febbre reumatica acuta e glomerulonefrite post-streptococcica.

Un caso particolare è rappresentato da Streptococcus pneumoniae, classificato tra gli streptococchi α-emolitici e caratterizzato dall’assenza degli antigeni della classificazione di Lancefield.

Fattori di virulenza

Gli streptococchi possiedono numerosi fattori di virulenza che contribuiscono alla patogenesi dell’infezione e alla diffusione nei tessuti dell’ospite. Tra i principali si ricordano:

  • streptolisine, tossine che danneggiano le membrane cellulari;
  • DNasi, enzimi in grado di degradare il DNA extracellulare;
  • ialuronidasi, che favorisce la diffusione dell’infezione nei tessuti connettivi.

Questi fattori contribuiscono alla distruzione tissutale e alla propagazione dell’infezione.

Alcuni ceppi streptococcici producono inoltre esotossine che agiscono come superantigeni. Queste molecole determinano l’attivazione massiva di specifiche cellule T, con conseguente rilascio di mediatori dell’infiammazione quali:

  • citochine
  • TNF-α
  • interleuchine
  • altri mediatori immunomodulatori

La liberazione di queste sostanze può attivare diversi sistemi biologici, tra cui il sistema del complemento, i meccanismi della coagulazione e i sistemi fibrinolitici, contribuendo allo sviluppo di quadri clinici severi come shock, insufficienza multiorgano e, nei casi più gravi, decesso.

Streptococcus pyogenes

Tra gli streptococchi di maggiore rilevanza clinica, Streptococcus pyogenes rappresenta la specie più patogena. Si tratta di uno streptococco β-emolitico appartenente al gruppo A della classificazione di Lancefield.

Questo microrganismo è responsabile di numerose infezioni, tra cui:

  • faringite streptococcica
  • infezioni cutanee
  • infezioni dei tessuti molli

Le complicanze tardive associate all’infezione da S. pyogenes comprendono febbre reumatica acuta e glomerulonefrite acuta post-streptococcica, condizioni di natura immuno-mediata.

Faringite streptococcica

Lo streptococco β-emolitico di gruppo A rappresenta la causa più frequente di faringite batterica con esordio acuto. La patologia colpisce principalmente i bambini tra i 3 e i 14 anni, mentre risulta relativamente rara nei bambini di età inferiore ai tre anni.

Il quadro clinico tipico è caratterizzato da:

  • mal di gola
  • febbre
  • faringe arrossata
  • essudato tonsillare purulento
  • linfonodi sottomandibolari ingrossati e dolenti

Al contrario, sintomi come tosse, laringite e congestione nasale non sono generalmente associati all’infezione streptococcica e orientano piuttosto verso una eziologia virale o allergica.

La trasmissione dell’infezione avviene principalmente attraverso goccioline di saliva e secrezioni respiratorie. È importante sottolineare che circa il 20% della popolazione può essere portatore asintomatico del batterio.

Manifestazioni cutanee

Oltre alla faringite, gli streptococchi possono essere responsabili di diverse infezioni cutanee. Tra queste si ricordano:

  • scarlattina, malattia tipica dell’infanzia che può seguire un’infezione faringea streptococcica e che presenta come segno caratteristico la lingua a fragola;
  • impetigine
  • cellulite batterica
  • fascite necrotizzante, una forma rara ma grave di infezione dei tessuti molli.

Diagnosi

La diagnosi di infezione streptococcica si basa su diversi strumenti diagnostici.

Tra i più utilizzati si trovano:

  • test antigenici rapidi su tampone faringeo
  • coltura microbiologica
  • test di amplificazione degli acidi nucleici (NAAT)
  • ricerca di anticorpi antistreptococcici, come ASO (anticorpi anti-streptolisina O) e anti-DNasi B

tamponi faringei utilizzano generalmente metodiche immunoenzimatiche o test immunologici ottici. Questi test presentano una specificità elevata (>95%), sebbene la sensibilità possa variare.

Un risultato positivo al test rapido è generalmente sufficiente per confermare la diagnosi, mentre un risultato negativo nei bambini dovrebbe essere confermato mediante coltura microbiologica.

Criteri clinici di Centor

Per supportare la valutazione clinica possono essere utilizzati i criteri di Centor, che considerano un punteggio clinico utilizzato per stimare la probabilità che una faringotonsillite:

  • età del paziente
  • presenza di essudato tonsillare
  • linfoadenopatia cervicale anteriore
  • febbre elevata
  • assenza di tosse

L’assenza di tosse rappresenta un elemento utile nella diagnosi differenziale tra infezione streptococcica e infezioni virali.

Diagnosi sierologica

La ricerca di anticorpi antistreptococcici nel siero, come ASO e anti-DNasi B, non è utile nella diagnosi della fase acuta, poiché questi anticorpi compaiono diverse settimane dopo l’infezione.

Tali test risultano invece utili nella diagnosi delle complicanze post-streptococciche, come febbre reumatica e glomerulonefrite post-streptococcica.

Tabella 1 – Diagnosi differenziale: faringite virale vs streptococcica

Caratteristica Faringite virale Faringite streptococcica
Febbre moderata spesso elevata
Tosse frequente generalmente assente
Congestione nasale frequente rara
Essudato tonsillare raro frequente
Linfonodi cervicali modesti dolenti e aumentati
Esordio graduale improvviso

Flow-chart diagnostica semplificata

Paziente con mal di gola

Valutazione clinica

  • febbre
  • odinofagia
  • linfoadenopatia cervicale
  • assenza di tosse

Sospetto clinico di streptococco

Eseguire tampone faringeo

  • Test antigenico rapido (RADT)

Risultato

  • Positivo → terapia antibiotica
  • Negativo → valutare coltura o eziologia virale

Terapia

Il trattamento di prima linea delle infezioni da streptococco di gruppo A rimane la terapia antibiotica a base di penicillina, che rappresenta ancora oggi il farmaco di scelta grazie alla sua elevata efficacia e alla persistente sensibilità del batterio a questa classe di antibiotici.