L’angolo della Salute
L’angolo della Salute

Care lettrici e cari lettori, oggi

voglio parlarvi di un fenomeno

che merita sempre più attenzio-

ne: l’infiammazione cronica di

basso grado legata all’invecchia-

mento, nota come inflammaging.

Spesso non dà sintomi evidenti,

ma nel tempo può contribuire

allo sviluppo di diverse malattie.

La dieta occidentale, ricca di ali-

menti ultra-processati, zuccheri e

sale, è spesso povera di fibre e so-

stanze protettive. Gli studi la asso-

ciano a livelli più elevati di marcatori

dell’infiammazione, anche indipen-

dentemente dal peso corporeo. Nel

tempo, queste abitudini possono

contribuire all’inflammaging.

Inflammaging: l’alimentazio-

ne come alleata della salute

nel tempo

L’infiammazione è una risposta

necessaria: aiuta l’organismo a di-

fendersi dalle infezioni e a ripara-

re i tessuti. Con l’avanzare dell’e-

tà, però, può svilupparsi uno stato

infiammatorio lieve e persistente,

spesso senza sintomi evidenti. Gli

studiosi lo chiamano inflamma-

ging, dall’unione delle parole in-

glesi inflammation e aging.

L’inflammaging è associato a

diverse patologie legate all’età,

tra cui: malattie cardiovascolari;

diabete di tipo 2; malattie neu-

rodegenerative; sarcopenia, cioè

la perdita progressiva di massa e

forza muscolare; alcuni tumori.

È un’infiammazione spesso in-

visibile al paziente, ma che può

essere studiata attraverso marca-

tori presenti nel sangue, come la

proteina C-reattiva ultrasensibile

(hs-CRP), l’interleuchina-6 (IL-6) e

il TNF-a. Anche i prodotti di glica-

zione avanzata (AGEs), come la

emoglobina glicosilata, sono stu-

diati per il loro ruolo nei processi

legati all’invecchiamento. Questi

parametri non costituiscono, da

soli, una diagnosi: devono essere

interpretati dal medico alla luce

della storia clinica della persona.

L’infiammazione cronica dipen-

de da più fattori. Tra questi ci sono

i cambiamenti del sistema immuni-

tario e del microbiota intestinale,

l’accumulo di grasso viscerale, la se-

dentarietà e il sonno insufficiente.

L’alimentazione occupa un posto

importante perché accompagna la

nostra vita ogni giorno: può con-

tribuire, nel tempo, a migliorare o

peggiorare il profilo metabolico.

Le evidenze invitano a guarda-

re alla qualità complessiva della

dieta, più che a un singolo alimen-

to «antinfiammatorio». Verdura,

frutta, legumi e cereali integrali

apportano fibre e composti vege-

tali; pesce azzurro, frutta secca e

olio extravergine di oliva fornisco-

no grassi di buona qualità. Limita-

re bevande zuccherate e prodotti

molto ricchi di zuccheri, sale e

grassi saturi aiuta a costruire abi-

tudini più favorevoli alla salute.

La dieta mediterranea è un

esempio di questo approccio. In

uno studio condotto su persone ad

alto rischio cardiovascolare, un’ali-

mentazione mediterranea arricchi-

ta con olio extravergine o frutta

secca è stata associata a una ridu-

zione di alcuni marcatori dell’in-

fiammazione. Il risultato sostiene il

valore di un intervento alimentare

continuativo, pur senza dimostra-

re che la dieta possa prevenire da

sola tutte le malattie legate all’età.

Il protocollo dieto terapico Nu-

triSalus si inserisce in questa visio-

ne come programma alimentare

orientato alla salute e al controllo

dei fattori che favoriscono l’infiam-

mazione cronica. Il suo valore sta

nell’attenzione alla persona: abitu-

dini, condizioni cliniche ed esigen-

ze nutrizionali vanno considerate

insieme per costruire un percorso

sostenibile. Con l’età, per esempio,

ridurre le calorie senza valutare l’ap-

porto di proteine potrebbe compro-

mettere la massa muscolare: anche

questo equilibrio merita attenzione.

Prendersi cura dell’alimentazio-

ne non significa inseguire soluzio-

ni miracolose. Significa scegliere,

giorno dopo giorno, un percorso

personalizzato da affiancare all’at-

tività fisica, al riposo e ai controlli

medici. È così che la prevenzione

diventa parte concreta della vita

quotidiana.

Angelo De Martino

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