IL TRIANGOLO DELLA SALUTE del dott Angelo De Martino medico nutrizionista

È con molto piacere che ho accolto la richiesta di Filippo, di poter pubblicare un articolo su un suo
testo. Scrivo da anni articoli di divulgazione scientifica cercando di rendere semplice la scienza e
poter far capire i meccanismi biochimici e fisiologici complicati, ad un vasto ed eterogeneo numero
di lettori.
Un piccolo “excursus” sulle mie esperienze.
Sono stato un campione di culturismo a livello nazionale, e la dieta e l’alimentazione è sempre stata
per me fondamentale. Nella mia palestra, una delle prime aperta a Centocelle, quartiere romano,
con look da palestra californiana, già a quei tempi elaboravo diete e programmi dietologici e
nutrizionali. Ed uno dei primi a Roma ad acquistare un programma per le diete, lavorando con un
computer a monitor verde, monocromatico.
Ho lavorato per aziende farmaceutiche e nel lontano 1990 sono all’Università di “Tor Vergata”, nella
cattedra di Chimica Biologica, dove ho svolto tutta la mia carriera di scienziato e dove tutt’ora lavoro
e pubblico su riviste di impatto internazionale.
Ho brevettato un farmaco antitumorale e ho decine di pubblicazioni internazionali.
Da diversi anni ho uno studio medico dove mi occupo di obesità, diabete, sovrappeso, obesità
infantile e pediatrica e tutte quelle patologie correlate con l’obesità ed il sovrappeso. Senza
trascurare preparazioni atletiche e performance sportive di un certo livello.
Ho lavorato per molti anni all’estero, dove ho fatto molta esperienza sul campo, in contesti culturali
diversi ed eterogenei.
Sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, ed ho una rivista registrata al tribunale “NUTRISALUS NEWS”,
rivista di divulgazione scientifica.
Nella mia lunga esperienza come dietologo e nutrizionista, alla fine mi resi conto, anni fa, che il
discorso delle calorie applicato alla dieta non aveva nessun fondamento biochimico o fisiologico e,
che la famigerata dieta equilibrata, con almeno 50-60% di carboidrati non aveva nessun supporto
scientifico, alla luce delle ricerche che uscivano sui vari tipi di diete e concetti nutrizionali in ambito
patologico e di benessere.
Proprio su questo argomento ho finito una ricerca e sto pubblicando un articolo su come è nato il
concetto che lo zucchero fa bene ed è necessario.
Per molti anni si è trascurato il concetto di indice e carico glicemico, così come si è dimostrata la
validità della dieta mediterranea. Finalmente, negli ultimi anni, si comincia a parlare di
infiammazione, stress ossidativo, radicali e specie reattive dell’ossigeno, ROS. Premetto che nel
laboratorio di Biochimica dove ho speso la mia vita di ricercatore, molte delle e nostre linee di ricerca
si basavano su stress ossidavo e scavenger dei radicali.
Comunque, mi fu di ispirazione un libro pubblicato oltre venti anni fa dal Dottor Walter C. Millet, “Eat,
Drink, and Be Healthy”. Un pioniere della biochimica applicata alla scienza dietologica.
Da lì, ho iniziato a mettere in essere il mio metodo dietologico – nutrizionale NUTRISALUS
(NutriSalus è un marchio registrato, così come il marchio NaturSalus e BIG – Basso indice
Glicemico). Oggi non lo chiamo più metodo ma “Protocollo Dieto-Terapico NutriSalus”, per i risultati
che ottengo nella sua applicazione.
Il metodo è inattaccabile a livello scientifico, in quanto supportato da ricerche pubblicate in ambito
internazionale e tutto quanto è nel metodo, corrisponde a dati scientifici internazionalmente accettati.
È un metodo in continua evoluzione, aperto, flessibile ed adattabile, poiché si aggiorna con le ultime
scoperte scientifiche. La mia fortuna è che, lavorando all’Università, posso accedere alla bibliografia
internazionale in tempo reale, ed essere aggiornato su quanto esce nel campo di mio interesse.
Questo metodo mi ha permesso di aprire il primo e l’unico franchising nel campo della nutrizione,
con l’intento di poter parlare tutti la stessa lingua. Chi ha esperienza di nutrizionisti, dietologi, dietisti
ed esperti del campo, si rende conto che ognuno ha la sua teoria, il suo modo di approccio alla dieta.
Ognuno con le sue idee, le sue convinzioni e, molte volte, senza nessuna base scientifica. Così
come molti si affidano a programmi computerizzati per stilare delle diete, dicono personalizzate. Ma
se non si conosce la biochimica della persona, o del paziente, che si ha davanti, come si può
pretendere di curare certe patologie o stilare delle diete personalizzate. La personalizzazione della
dieta avviene durante le visite del paziente e si controllano certi parametri fisici ed ematici.
Questo sistema nasceva quindi dalla necessità di poter parlare tutti lo stesso linguaggio, ed offrire
un sistema adattabile ed adottabile da tutti gli addetti al settore, ed ognuno avrebbe portato dentro
il sistema le proprie esperienze arricchendolo con i risultati ottenuti o le variazioni del caso. Il
concetto qual era: se un paziente si muove in un’altra città dalla sua residenza, e vuole continuare
a farsi controllare, può trovare un professionista del settore che continui da dove era rimasto l’altro
collega. Con continuità di trattamento.
Insieme ad un mio collega, avevamo iniziato questo tipo di lavoro, ed abbiamo avuto ottimi riscontri
e soddisfazioni. Poi per un malaugurato caso del destino. Silvio ci ha lasciato, ed io, per motivi di
lavoro e familiari, ho dovuto trascurare questo tipo di attività.
Comunque, alla fine di questo piccolo “Abstract” vorrei illustrarvi il Metodo o meglio Il Protocollo
Dieto – Terapico NutriSalus.
Il “Metodo NutriSalus” si basa su quello che il Dr. Angelo De Martino chiama il
TRIANGOLO DELLA SALUTE
da lui messo in essere dopo anni di ricerca ed esperienza professionale.

Si basa su tre principi fondamentali, modulando ed adattando i quali, si riescono a tenere sotto
controllo tutte quelle patologie correlate ad una non corretta alimentazione, e sconfiggendo obesità
e sovrappeso. Molte patologie, quali il Diabete, l’Ipertensione, l’Ipercolesterolemia, la Sindrome
Metabolica ecc. trovano enorme beneficio dall’uso e dall’applicazione del metodo.
I punti principali del metodo sono:
 LA DIETA MEDITERRANEA
 INDICE GLICEMICO & CARICO GLICEMICO
 ANTIOSSIDANTI NATURALI
LA DIETA MEDITERRANEA
La più riconosciuta e scientificamente provata come dieta salutare, varia e ricca di composti e
molecole “FITO ATTIVE”.
La varietà e la stagionalità sono una eredità della DIETA MEDITERRANEA.
NutriSalus NON considera un cibo fine a sé stesso, ma usa il cibo come una sorgente di molecole
salutari ed attive:
Olio extra vergine di oliva, Omega-3 e 6, vegetali colorati, frutta, frutta secca, carne, pesce, uova e
formaggio.
Il concetto NutriSalus di Dieta Mediterranea è caratterizzato da una bassa percentuale di grassi
10%), giusta quantità di carboidrati complessi (vari tipi di farina integrale) e una bassa dose (se non
eliminazione) di carboidrati raffinati (farina bianca e derivati), considerati come uno strappo alla
regola da gestire con la combinazione di altri cibi, una giusta percentuale di fibre ai pasti e durante
la giornata, ed una corretta quantità proteica giornaliera. Da adattare alle esigenze personali.
È stato dimostrato che la Dieta Mediterranea riduce il rischio di malattie cardio circolatorie, diabete,
ipertensione, diminuisce l’incidenza dell’osteoporosi, diminuisce l’infiammazione migliorando i
sintomi di malattie infiammatorie (artrite reumatoide), migliora la protezione dei neuroni proteggendo
da malattie neurodegenerative, protegge contro i danni dello stress ossidativo e dallo sviluppo di un
certo numero di tumori.
INDICE GLICEMICO
L’Indice glicemico (GI) descrive la variazione della risposta ematica alla concentrazione di
glucosio nel sangue dopo il consumo di un alimento. Viene calcolato rispetto ad una quantità nota
di carboidrati, tipicamente glucosio o pane bianco.
Per indice glicemico si intende, quindi, l’aumento dei livelli di glicemia dopo l’ingestione di alimenti
specifici. Tale valore numerico viene confrontato con l’IG del glucosio, attestato su un valore pari a
100.
L’indice glicemico è uno strumento usato per misurare la velocità con cui lo zucchero di un
carboidrato entra nel flusso sanguigno. I carboidrati, forniscono al corpo energia sotto forma di
zucchero. I cibi con carboidrati non sono i dolci ma anche tutta la frutta, la verdura, i cereali, i legumi
secchi e i latticini, le patate, il riso, il mais.
Un cibo con un punteggio dell’IG alto produce un grande picco momentaneo di glucosio dopo il suo
consumo. Al contrario, un alimento con un basso indice glicemico provoca un’elevazione del
glucosio nel sangue più lento e sostenuto.
Il solo controllo dell’indice glicemico degli alimenti non permette di capire, tuttavia, quale quantità di
un alimento può essere consumata per raggiungere una soglia che non causi aumenti di glicemia,
iperglicemia. L’indice glicemico considera solo la velocità di assorbimento dei carboidrati ma non la
quantità o l’innalzamento della glicemia relativo ad una data porzione di glucidi.
L’indice glicemico viene determinato
dall’effetto che produce l’assunzione di un
alimento, 50 grammi di carboidrati, sulla
glicemia, quindi a parità di carboidrati,
diversi alimenti determineranno un diverso
picco glicemico. Non bisogna dare una
errata valutazione nel considerare i cibi ad
alto indice glicemico come la sola causa
dell’iperglicemia (alto indice glicemico =
iperglicemia), quando in realtà ciò che
deve essere considerato per prevenirla è
unicamente il carico glicemico.
BENEFICI DELL’INDICE GLICEMICO BASSO

Gli alimenti con un IG alto entrano in fretta nel flusso sanguigno, mentre quelli con IG basso sono
più lenti a essere scomposti nell’apparato digerente e più lenti a entrare nel flusso sanguigno.
Possiamo pensare agli alimenti con un basso indice glicemico come a “CARBOIDRATI A LENTO
ASSORBIMENTO” che forniscono diversi benefici. Questi comprendono calo di peso e il suo
mantenimento, aumentata sensibilità all’insulina, miglior controllo del diabete, riduzione del rischio
di cardiopatie, miglioramento del sistema vascolare, diminuzione dei fattori infiammatori,
miglioramento dei valori di colesterolo, controllo dei sintomi della sindrome dell’ovaio policistico,
riduzione della fame e sensazione più lunga di sazietà e maggiore resistenza fisica.
VARIABILITÀ DELL’INDICE GLICEMICO BASSO

L’introduzione dell’indice glicemico è servita per dare un riferimento sul potenziale valore glicemico
dei cibi contenenti carboidrati, ma in molti casi questo valore è approssimativo. Ad eccezione dei
carboidrati puri (come glucosio, fruttosio, saccarosio, galattosio, lattosio ecc. che hanno un IG
stabile), i cibi contenenti carboidrati (che sono composti solo in parte da carboidrati) sono soggetti
ad un’estrema variabilità in base a molteplici fattori che alterano il punteggio dell’indice glicemico.
Quindi, il calcolo dell’indice glicemico di un cibo, non dipende solo dalla quantità di carboidrati che
contiene, ma è soggetto a tutta una serie di variabili, tipo:
 varietà dell’alimento: le diverse varietà di un frutto o un ortaggio hanno un diverso IG;
 grado di maturazione: maggiore è la maturazione di frutto, maggiore è l’IG;
 rapporto tra diversi carboidrati: il diverso rapporto tra glucidi contenuti in un alimento
determina un diverso IG (come il rapporto glucosio/fruttosio per il miele, o il rapporto
amilosio/amilopectina per l’amido);
 zona di coltivazione: la diversa provenienza e il diverso clima causano una variazione dell’IG;
 eventuale raffinazione: i cibi glucidici raffinati, come i farinacei nel caso del grano o di altri
cereali, hanno un IG più alto;
 contenuto degli altri macronutrienti: il maggiore contenuto di grassi e di proteine determina
un IG più ridotto, ma un indice insulinico maggiore;
 contenuto in fibre: il maggiore contenuto di fibre (specie solubili) determina un IG più ridotto;
 grado di idratazione: un cibo glucidico maggiormente idratato è più digeribile di uno secco
(l’amido crudo è indigeribile);
 grado di masticazione: un cibo masticato meno ha un IG inferiore allo stesso cibo masticato
di più;
 eventuali tempi di cottura: la cottura di un alimento amidaceo aumenta l’IG in maniera
proporzionale;
 pasti precedenti e orari: l’impatto glicemico di un pasto glucidico varia in base agli orari e alla
composizione dei pasti precedenti.
CIBI AD ALTO E BASSO INDICE GLICEMICO

Gli alimenti ad Alto Indice Glicemico
Gli alimenti ad alto indice glicemico (come dolci, pane bianco, una patata al forno senza la pelle, il
riso bianco od il mais) sono cibi che alzano subito la glicemia e di conseguenza alzano la quantità
di insulina ematica. Questi alimenti forniscono solo un breve scoppio di energia che è di breve
durata. Dopo poco tempo si sente fame, e più prima. I
cibi che hanno un Indice Glicemico superiore a 70 sono
considerati alimenti ad Alto Indice Glicemico (si pensi ai
livelli alti di zucchero nel sangue).
Evitare di mangiare cibi od alimenti ad alto indice
glicemico (la maggior parte dei cereali raffinati e alimenti
trasformati), perché spesso mancano di sostanze
nutritive e di solito contengono alti livelli di grassi
aggiunti, sale e zucchero.
Ci sono alcune eccezioni, ovviamente.
Gli alimenti a Basso Indice Glicemico
I cibi e gli alimenti a Basso Indice Glicemico (come avena, fagioli, alcuni tipi frutta e verdura) non
alzano la glicemia oltre un certo valore e fanno si che non ci sia una risposta enorme di insulina
pancreatica nel flusso ematico. Questi alimenti, riescono a mantenere una glicemia costante e per
molto tempo, e rilasciano energia lentamente, di lunga durata, e ci si sentirà sazi e senza quel senso
di fame. Gli alimenti con un indice glicemico inferiore a 50 sono considerati cibi a basso IG (si pensi
livelli bassi, ma stabili, di zucchero nel sangue).
I cibi a Basso Indice Glicemico spesso forniscono fibre, vitamine B, sali minerali e antiossidanti.
Questi alimenti sono classificati secondo il loro IG. È calcolato anche il corrispondente carico
glicemico (CG). Non è una lista completa.

Fino a 40 l’indice glicemico è considerato MOLTO BASSO.
Da 41 a 55 l’indice glicemico è considerato BASSO.
Da 56 a 69 l’indice glicemico è considerato MODERATO.
Da 70 in su l’indice glicemico è considerato ALTO.

TABELLA PARZIALE DI CIBI CON CARICO ED INDICE GLICEMICO
Fonte di carboidrati Indice glicemico Carico glicemico
Cereali
Pane integrale 69-78 8-10
Pasta 45-58 20-26
Pane integrale di segale 46-55 5-7
Bulgur (grano spezzato) 48-53 11-12
Cereali All-bran 38-51 8-12
Pane con il 50% di crusca di avena 44 8
Orzo 27-29 9-11
Riso parboiled (convertito) 38 14

Legumi
Lenticchie (verdi) 30-37 4-5
Ceci 31-36 9-11
Piselli spezzati 25-32 3-6

Dolcificanti
Glucosio (destrosio) 100 10
Saccarosio 60-65 6-7
Sciroppo d’acero 54 10
Miele 44-52 8-11
Sciroppo d’agave 10-19 1-2

Fonte:
Foster-Powell K, Holt SH, Brand-Miller JC (2002). International table
of glycemic index and glycemic load values: 2002. Am J Clin Nutr 76, 5–56.
CARICO GLICEMICO
Di recente i medici e i ricercatori hanno posto maggiore enfasi sul valore di carico glicemico (CG)
dei cibi.
Il Carico glicemico (GL) è la quantità di cibo consumato considerando il suo GI e la quantità di
carboidrati ingeriti.
Il carico glicemico prende in considerazione la quantità di carboidrati presenti in una porzione di un
alimento specifico. L’indice glicemico, infatti, indica quanto rapidamente un carboidrato si trasforma
in glucosio nel sangue ma non prende in considerazione la quantità di carboidrati contenuti in una
porzione, che costituisce un fattore altrettanto importante.
Quanto più è elevato il valore di carico glicemico, tanto più è alto il tasso di glicemia e le conseguenti
ripercussioni sui livelli di insulina. Tale valore viene calcolato moltiplicando la quantità di carboidrati
contenuti in una porzione specifica per l’indice glicemico dell’alimento stesso, quindi dividendo il
prodotto per 100.
Ad esempio, una mela ha un indice glicemico pari a 40, rispetto a quello del glucosio attestato su un
valore base pari a 100, e la quantità di carboidrati disponibili in una mela di media grandezza è pari
a 16 grammi.
Il carico glicemico viene dunque calcolato moltiplicando 16 grammi di carboidrati per 40 e dividendo
il prodotto per 100, ottenendo 6 come risultato per arrotondamento delle cifre decimali.
Si provi a confrontare una porzione di riso soffiato per la colazione, che ha un indice glicemico di 82
e un contenuto di carboidrati pari a 26 per un carico glicemico finale di 21, oppure una porzione di
pasta al forno con un carico glicemico pari a 32: il risultato non ha bisogno di commento.
 Un carico glicemico pari a 20 o superiore è considerato elevato.
 Un carico glicemico compreso tra 11 e 19 è considerato medio.
 Un carico glicemico pari a 10 o inferiore è considerato basso.
I carboidrati complessi dovrebbero rappresentare il tipo di carboidrati dominante nella dieta. Essi
forniscono una fonte di energia a lungo termine, contribuiscono alla sensazione di sazietà,
mantengono l’equilibrio glicemico, contengono fibra che favorisce l’evacuazione intestinale e, infine,
contengono più vitamine, minerali e fitonutrienti rispetto ai carboidrati semplici.
Esempi di carboidrati complessi sono i cereali integrali (pasta di grano integrale, pane integrale con
cereali, avena, farro, segale), i fagioli, il riso integrale, i piselli e la maggior parte delle radici
commestibili.
L’assunzione di carboidrati insieme a proteine, fibra e grassi (quelli salutari) contribuisce a
smorzarne gli effetti sui livelli di glicemia, e questo è un ulteriore motivo per cui un consumo
equilibrato di tutti i principi nutritivi riveste tanta importanza.
FORMULA DEL CARICO GLICEMICO
Il carico glicemico si calcola moltiplicando l’IG di un cibo per la sua quantità di carboidrati in grammi,
per poi dividere quel numero per 100. Ad esempio, l’indice glicemico di una banana matura è 51 e
la quantità di carboidrati che contiene è 25g.
51 x 25 : 100 = 12,75
Questo numero si può arrotondare a 13. Quindi, una banana ha un carico glicemico di 13.
Un’arancia ha un indice glicemico di circa 43 e contiene 11g di carboidrati.
43 x 11 : 100 = 4,73 (arrotondato a 5)
È evidente che un’arancia avrà un impatto minore sull’organismo. Questo non vuol dire che le
banane facciano male. Ci sono molti modi per misurare quanto sia salutare un alimento – come
le vitamine, i minerali e gli altri fitonutrienti che contiene – ma il carico glicemico è un’altra tessera
del mosaico. Gran parte delle verdure ha un IG basso, perciò mangiarne significa godere dei
benefici degli antiossidanti, nutraceutici e altri composti vegetali senza che l’organismo sia
sottoposto a eccessivo stress per contrastare un rialzo della glicemia. L’eccezione sono le patate,
che hanno un indice glicemico alto.
Queste raccomandazioni per una dieta a basso indice glicemico sono compatibili con quelle
dell’American Institute for Cancer Research per prevenire il cancro.
È confermato a livello scientifico, che controllano l’indice glicemico e carico glicemico dei pasti aiuta
a mantenere uno stato di salute nel tempo ed aiuta prevenire tutta una serie di patologie, e non solo
il diabete, associati ad una cattiva alimentazione (ipertensione, malattie cardiovascolari, sindrome
metabolica ecc).
Viene ormai sostenuto da molte evidenze scientifiche che l’iperglicemia postprandiale in soggetti
sani, senza un diabete diagnosticato, è legata e contribuisce alla formazione di malattie croniche,
sistemiche e metaboliche.
L’iperglicemia postprandiale, come dimostrato in recenti lavori scientifici, svolge un “ruolo patogeno”
diretto, ed è alla base del processo di nascita e sviluppo di molte malattie metaboliche ed è un
meccanismo universale per la progressione delle malattie.
In un recente articolo pubblicato di recente, ho descritto come la fluttuazione della Emoglobina
Glicosilata, HbA1c, nel range dei valori normali, possa portare ad un’alta incidenza di ictus
ischemico. Quindi, non è detto che non avere un diabete conclamato ci tolga dalla situazione di
rischio, ma la fluttuazione glicemica ematica possa invece porci in una situazione di rischio
subclinico, non evidenziabile clinicamente.
ANTIOSSIDANTI NATURALI
Non è facile spiegare cosa è un radicale libero o capire un concetto come quello dello stress
ossidativo e degli antiossidanti.
Cercherò in maniera semplice di spiegare il concetto che c’è alla base del terzo angolo del
TRINGOLO DELLA SALUTE.
Punto importante tanto quanto gli altri due concetti del triangolo.
Lo stress ossidativo è definito come la lesione dei
tessuti derivante da un disturbo nell’equilibrio tra
la produzione di specie reattive dell’ossigeno
(ROS), noto anche come radicali liberi, e
meccanismi di difesa antiossidanti.
In condizioni fisiologiche, le difese antiossidanti
sono in grado di garantire una protezione efficace
contro gli effetti deleteri dei radicali liberi, ma in
condizioni in cui sia la formazione di radicali liberi
è aumentata o le difese antiossidanti vengono
inattivate o diminuiscono, l’accumulo di
radicali liberi che ne consegue porta a danni
cellulare e danni tissutali.
Il ruolo dei radicali liberi nei processi patologici quali danno cellule, cancro e invecchiamento, è stato
originariamente riconosciuto da Harman che ha ipotizzato, in vivo, che la generazione di radicali
liberi come un importante contributo nella patogenesi di sviluppo di molte malattie.
La scoperta dell’enzima superossido dismutasi, nel 1969, ha stabilito il ruolo dei radicali liberi nei
sistemi biologici. Successivamente, una continua ricerca scientifica ha stabilito un importante e
basilare ruolo dei radicali liberi nella progressione dell’invecchiamento, così come causa di diverse
condizioni patologiche, tra cui la malattia cardio circolatorie, l’ictus, la demenza ischemica, la
carcinogenesi, malattie neurodegenerative, malattie polmonari, malattia renali e lo sviluppo del
diabete.
Un radicale libero è definito come un qualsiasi atomo o molecola che contiene uno o più elettroni
spaiati. La presenza di elettroni spaiati aumenta la reattività di un atomo o di una molecola,
rendendoli così molto più reattivi di un corrispondente non radicale.
I radicali liberi sono noti per avere effetti deleteri, nonché benefici. Molte volte vengono demonizzati
ma i radicali liberi sono generati in grandi quantità come sottoprodotti di reazioni fisiologiche comuni,
così come sono prodotti finali di reazioni chimiche utilizzati per scopi di difesa specifiche, come
l’attivazione dei neutrofili in stato infiammatori. Fonti addizionali di produzione dei radicali liberi, oltre
alle reazioni chimiche endogene, sono l’ozono, biossido di azoto, e la radiazione elettromagnetica.
Lo ione superossido, l’ossido nitrico e l’idrogeno perossido svolgono un ruolo importante nella
fisiologia umana, ma allo stesso tempo sono ben noti per essere la causa che accelera il processo
di invecchiamento e la degenerazione cellulare nello sviluppo dello stato di malattia.
Gli antiossidanti sono molecole presenti in molti cibi, e sono deputate a diminuire lo stress ossidativo.
Combattono la formazione di radicali liberi dannosi. Di seguito una classe di antiossidanti, i
flavonoidi, ma ve ne sono molti altri e presenti in molti cibi consigliati dal Metodo NutriSalus.
I flavonoidi sono composti polifenolici abbondanti in frutta e verdura, ed è stata dimostrata una
relazione positiva tra consumo di alimenti ricchi di flavonoidi e la prevenzione di malattie.
Studi epidemiologici sostengono che il consumo di cibi ricchi di flavonoidi nella dieta quotidiana ha
effetti benefici sulla omeostasi del glucosio e dei lipidi
ematici.
Alcuni studi hanno dimostrato gli effetti benefici dei
flavonoidi che, a concentrazioni fisiologiche, sono
paragonabile agli effetti clinici dei farmaci antidiabetici;
tuttavia, la ricerca clinica in questo campo e studi sugli
effetti anti-diabetici di metaboliti dei flavonoidi sono
ancora in corso per le potenzialità che hanno queste
molecole. I flavonoidi agiscono su diverse vie metaboliche
e sono in grado di modulare e di regolare diverse vie di segnalazione del segnale nelle cellule beta
pancreatiche, epatociti, adipociti e fibre muscolari scheletriche.
Gli antiossidanti in generale hanno effetti benefici nei seguenti casi:
 diabete, migliorando la secrezione di insulina promuovendo la proliferazione delle cellule
beta pancreatiche;
 di migliorare dello stato di iperglicemia attraverso regolazione del metabolismo del glucosio
negli epatociti;
 di ridurre la resistenza all’insulina, l’infiammazione e lo stress ossidativo nel muscolo e nel
tessuto adiposo;
 di aumentare l’assorbimento del glucosio nel muscolo scheletrico e nel tessuto adiposo
bianco.
In questa breve descrizione delle basi scientifiche del metodo NutriSalus non potevo trascurare
ulteriori due argomenti scientifici, che non fanno altro che dare confermarne della validità.
L’Epigenetica e la Nutrigenomica
EPIGENETICA
Alla luce delle ultime ricerche, non potevo trascurare un aspetto importante di come la dieta possa
influenzare la funzionalità del nostro metabolismo, l’Epigenetica.
Molti oggi parlano di interazioni dieta e genoma, l’EPIGENETICA. L’interazione dei cibi con il DNA
ossia, di come la nostra alimentazione può modificare il nostro DNA e certe sue espressioni. E
questo è tanto più vero, quanto una corretta alimentazione si prende non come una dieta, ma come
una cura per stare bene e modificare certi nostri dis-metabolismi.
CHE COS’È L’EPIGENETICA?
Le modificazioni del DNA che non cambiano la sequenza del DNA possono influenzare l’attività dei
geni. I composti chimici che vengono aggiunti ai singoli geni possono regolare la loro attività; queste
modifiche sono note come cambiamenti epigenetici.
L’epigenoma comprende tutti i composti chimici che sono stati aggiunti alla totalità del proprio DNA
(genoma) come un modo per regolare l’attività (espressione) di tutti i geni all’interno del genoma.
Le modifiche epigenetiche rimangono quando le cellule si dividono e in alcuni casi possono essere
ereditate attraverso le generazioni. Anche le influenze ambientali, come la dieta di una persona e
l’esposizione a sostanze inquinanti, possono influire sull’epigenoma.
I cambiamenti epigenetici possono aiutare a determinare se i geni sono attivati o disattivati e
possono influenzare la produzione di proteine in determinate cellule, assicurando che vengano
prodotte solo le proteine necessarie. Ad esempio, le proteine che promuovono la crescita ossea non
vengono prodotte nelle cellule muscolari. I modelli di modificazione epigenetica variano tra individui,
tessuti diversi all’interno di un individuo e persino cellule diverse.
Un tipo comune di modificazione epigenetica si chiama metilazione del DNA. La metilazione del
DNA comporta l’attaccamento di piccole molecole chiamate gruppi metilici, ciascuna composta da
un atomo di carbonio e tre atomi di idrogeno, a segmenti di DNA. Quando i gruppi metilici vengono
aggiunti a un particolare gene, quel gene viene spento o messo a tacere e da quel gene non viene
prodotta alcuna proteina.
Poiché gli errori nel processo epigenetico, come la modifica di un gene errato o la mancata aggiunta
di un composto a un gene, possono portare a un’attività o inattività genica anormale, possono
causare disturbi genetici. È stato riscontrato che condizioni come tumori, disordini metabolici e
disordini degenerativi sono correlate a errori epigenetici.
Un lavoro pubblicato su Biochemical Pharmacology 80 (2010) 1853–1859 ha messo in relazione la
memoria glicemica con i cambiamenti epigenetici.
In questo studio hanno confermato che la memoria metabolica, per cui le complicanze diabetiche
continuano a svilupparsi e progredire negli individui che sono tornati al normale controllo glicemico
dopo un periodo di iperglicemia transitoria, possono avere effetti a lungo termine.
L’iperglicemia transitoria provoca profondi cambiamenti trascrizionali nelle cellule endoteliali
vascolari, ipotizzando che l’iperglicemia inneschi eventi di attivazione genica del promotore NFkB
p65 che sono mediati dai cambiamenti nelle modificazioni epigenetiche.
In uno studio di follow-up abbiamo identificato due enzimi specifici per la scrittura e la cancellazione
dell’istone coinvolti nella regolazione di base dell’espressione genica durante l’iperglicemia
transitoria e il successivo ritorno alla normo glicemia. Prove sperimentali indicano che l’iperglicemia
precedente è associata all’espressione persistente del gene p65 di NFkB, che attiva proteine
dipendenti da NFkB, come l’MCP-1, che sono implicate nella lesione vascolare associata al diabete.
Questi eventi molecolari rappresentano una risposta integrata dell’epigenoma che porta a
cambiamenti nell’espressione di geni e proteine che regolano lo sviluppo e la progressione delle
complicanze vascolari diabetiche.
L’ulteriore caratterizzazione di questi eventi epigenetici indotti dal glucosio e l’identificazione degli
enzimi chiave coinvolti miglioreranno la nostra comprensione dei percorsi implicati nella lesione
vascolare diabetica.
Faccio un classico esempio di cosa possa significare epigenetica e modificazione dell’espressione
genica. Molti pazienti, dopo aver migliorato tutti i parametri fisici ed amatici (per migliorato intendo
una percentuale di grasso corretta, un corretto valore di grasso viscerale, un corretto peso
ponderale, una Emoglobina Glicosilata nella norma), si rendono conto che il loro rapporto con la
glicemia è cambiato. Dopo diversi mesi di corretta applicazione del metodo NutriSalus, una
settimana di vacanza in cui, non si è stati molto attenti alla dieta ma senza eccessi inutili, non
comporta nessun cambiamento nella loro composizione corporea.
Questo perché, si è resettata la funzionalità pancreatica allo stimolo da glucosio, e questo lavora
come una persona sana, con una giusta risposta insulinica. È come avere una stanza con una luce
accesa e dove non entriamo mai. Se non usiamo la stanza la luce si spenge. E così il pancreas. Se
non ha più lo stimolo a secernere insulina oltre i limiti, perché deve produrne tanta? Entra nella
norma e secerne insulina a seconda dello stimolo glucidico.
Molti pazienti, da analisi cliniche, non hanno più un diabete diagnosticabile, ma ciò non significa che
la patologia è curata. Il diabete è una malattia subdola, silenziosa e quando fa danni, molte volte
sono irreversibili. La farmacologia ci aiuta in questi casi, e la giusta e corretta dose farmaceutica,
così come una corretta integrazione nutraceutica, permette di tenere sotto controllo la patologia.
La dieta è fondamentale per mantenere i parametri nella norma ma la belva, è sempre pronta ad
aggredire qual ora si ritorni alle vecchie abitudini.
NUTRIGENOMICA
La nutrigenomica è lo studio scientifico del modo in cui i geni specifici e le componenti alimentari
bioattive interagiscono.
Fornisce una base per comprendere come le conseguenze sulla salute dei comportamenti alimentari
possono variare da persona a persona.
Il concetto di nutrigenomica si basa sul presupposto che:
 dieta e componenti dietetici possono alterare il rischio di sviluppo della malattia modulando
molteplici processi coinvolti con insorgenza, incidenza, progressione e / o gravità;
 i componenti alimentari possono agire sul genoma umano, direttamente o indirettamente,
per alterare l’espressione di geni e prodotti genetici;
 la dieta potrebbe potenzialmente compensare o accentuare gli effetti dei polimorfismi
genetici;
 e le conseguenze di una dieta dipendono dall’equilibrio degli stati di salute e di malattia e dal
background genetico di un individuo.
CONCLUSIONI
Il sistema NutriSalus, oltre al controllo di alcuni parametri indicativi di eventuali sviluppi di stati
patologici protegge, previene, tiene sotto controllo l’Indice Glicemico ed il Carico Glicemico del
pasto, nonché parametri ematici e fisici importanti e conduce ad uno stato di benessere generale
alla persona, eliminando il rischio e ritardando l’insorgenza della malattia come conseguenza di una
dieta non corretta.

Sebbene esistano opportunità senza precedenti per l’uso ampliato di alimenti e componenti di
alimenti bioattivi per raggiungere il potenziale genetico, aumentare la produttività e ridurre il rischio
di malattia, il protocollo dieto terapico NutriSalus ha raggiunto un livello di efficacia nell’utilizzare la
scienza della Epigenetica e della Nutrigenetica per ottenere una nutrizionale personalizzata.
L’integrazione della nutrizione e della genomica può portare a un migliore uso di diete personalizzate
per prevenire o ritardare l’insorgenza della malattia e ottimizzare e mantenere la salute umana.
Il successo dell’approccio del metodo NutriSalus nella prevenzione nutrizionale dipende dalla
capacità di identificare e valutare i bio marcatori nutrigenetici, epigenetici nutrizionali, proteomici e
metabolomici per determinare la causa, l’effetto e la suscettibilità alle malattie.
Alla fine del percorso del Protocollo Dieto terapico NutriSalus, il nostro metabolismo utilizza i cibi ed
i nutrienti per le sue necessità e non per accumulare grasso.
In realtà la fase di mantenimento non è una vera e propria fase del metodo NutriSalus, ma la sua
naturale evoluzione.
Si raggiunge un peso ideale, ci si sente bene, si hanno a disposizione tutti gli strumenti per poter
mantenere il proprio peso, la massa muscolare e la massa grassa nella giusta e salutare
proporzione.
In poche parole abbiamo raggiunto uno stato di benessere generale.
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